A Bari, al comizio per festeggiare la longevità del suo primo governo, Meloni conferma i “galloni” di Capo della Coalizione ma soprattutto di leader di Fratelli d’Italia. Esattamente quello di cui avrebbe bisogno il Campo Largo e che invano ricerca da anni.

         Schlein è testarda nell’obiettivo ma invisa a quella parte di PD che non l’ha mai sentita “sua”. Giuseppe Conte, un competitor legittimo, che comunque non è un Capo. Silvia Salis, ancora troppo “acerba”, si guarda bene dal bruciarsi. A meno che tutti, ma proprio tutti, non la invochino come la Madonna pellegrina.

         Se poi, in caso di un testa a testa all’ultimo minuto, come avveniva nei western di noi ragazzi, arriva in soccorso della Ducetta il 7° Cavalleggeri dell’ex generale Vannacci con la sciabola sguainata, Giorgia resterà ancora a Palazzo Chigi.

Il “sacrificio” di appena due anni con Salvini e Tajani e, nel 2029, salirà lo scalone d’onore del Colle tra due file di Corazzieri con al seguito la famiglia e la fidata segretaria  con le scarpe di ricambio.

         Non sarà il… Ventennio, come ammonisce Giuliano Ferrara, ma dieci anni con Donzelli, Bignami e Delmastro nessuno ce li toglie.

         Un copione già scritto, con buona pace  della Costituzione che per ottant’anni è stata il parafulmine di una classe politica che, dopo i primi anni, non si è saputa rinnovare e che ora rischia di andare a pezzi sotto i colpi di una Destra alla quale un’eventuale conferma degli elettori darebbe nuova forza.

         Gli avversari comunque una soluzione, in extrema ratio, l’avrebbero. E si chiama Matteo Renzi.     D’accordo bugiardo, infido, spregiudicato, il “Bomba” come lo chiamavano gli amici del liceo,  ma l’unico in grado di tenere testa al tentativo disperato della Ducetta di non essere disarcionata. A Napoli dicono: “tengo famiglia…”

         E’ vero, il programma elettorale è importante,  e Meloni lo ha meravigliosamente sintetizzato salvo poi non rispettarlo. E sarebbe bene che anche i suoi avversari mettessero finalmente nero su bianco. Ma è pure vero che  nessuno lo legge. Oggi, determinante è il leader. Se buca lo schermo, se sa parlare, la gente se ne innamora e lo vota. Altrimenti…

         E di leader, a sinistra, non se ne vedono. Prodi ed Occhetto sono fuori per gli anni, Veltroni ha cambiato mestiere e s’è dato al cinema, D’Alema si occupa di vini e Bersani è in giro nel corridoio alla ricerca della mucca.

         Non resta che lui, il Bullo, in grado di reggere l’urto della Pesciarola, ma sputtanato. Per il resto buio fitto e guida bianca, rossa e verde per la Meloni.

         Al Campo Largo qualcuno regali un pallottoliere!         


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