Finalmente una buona notizia. Sabato 7 marzo Elly Schlein concluderà a Roma la campagna “di ascolto” dei potenziali elettori del PD. Una “buona” notizia perché significa che dal giorno dopo potrà cominciare ad occuparsi concretamente delle strategie da mettere in campo per sconfiggere la Destra di Giorgia Meloni alle politiche del 2027: programma da concordare con il resto della Coalizione, una sua definitiva delimitazione e soprattutto l’individuazione di chi la dovrà guidare.
Per capirci, il Presidente del Consiglio in pectore. E non è una cosa secondaria: La stessa Schlein o il presidente dei 5 Stelle? Oppure una figura diversa in grado di fare da “collante” e da “motore” delle diverse e variegate componenti?
Il percorso ”di ascolto” della Schlein che si concluderà a marzo ha, infatti, tanto il sapore di una “trovata” per allontanare – si direbbe – l’amaro calice, cioè il giorno della scelta!
La segretaria del PD è troppo intelligente per non sapere che sul suo nome, nel Partito e fuori, serpeggiano delle perplessità. E sa anche che il “competitor” di fatto, Giuseppe Conte, nutre anche lui l’ambizione di tornare a Palazzo Chigi, pur essendo alla guida di un partito più piccolo.
È vero che nel 1981 la Democrazia Cristiana fece il “beau geste” di lasciare la guida del governo a Giovanni Spadolini, ma allora si veniva dallo scandalo della P2, che aveva provocato la crisi del Governo Forlani, e l’incarico andò ad un partito del 3% , il PRI, il più piccolo della coalizione senza alcuna ambizione.
Oggi, per tante ragioni, è diverso. E poi Conte non è Spadolini!
C’è poi il problema dei sondaggi che non premiano né la Schlein né il presidente dei 5 Stelle: 21/22 per cento contro l’11/13 dei rispettivi partiti.
Ovviamente i sondaggi vanno presi con le molle ma sono comunque il “sentiment” di quello che la gente pensa. Di qui, l’eventualità di andare oltre i due aspiranti candidati per trovare un “nuovo” Prodi. E qualcuno guarda con un certo interesse alla sindaca di Genova Silvia Salis.
Anche se lei finora lo ha sempre escluso, proprio la Salis sarebbe in testa al gradimento dell’opinione pubblica per battere la Meloni. Anche lei donna, madre, più bella della Ducetta, giovane, ex sportiva e, non guasta, empatica, in grado di bucare lo schermo, con un limite: nessuna esperienza nazionale
Una cosa da dire è che il tempo corre e le politiche sono… dietro l’angolo. Mentre la Schlein continua ad ascoltare, e a non decidere, il tempo delle scelte non è più rinviabile. Risulta infatti che la Premier si sia già portata avanti nel lavoro ed abbia già pronta la nuova legge elettorale: premio di maggioranza al 40%, ballottaggio se non lo si raggiunge ma senza l’innesto di piccoli partiti, preferenze.
Manca un anno ma al Governo è tutto pronto. E a Sinistra?
C’è solo da sperare che non si pensi di nuovo allo strumento delle primarie, ancora senza alcuna regolamentazione e che oggi dividerebbero invece di unire.
Immaginate il voto di una parte dei due partiti se Elly Schlein risultasse più votata di Conte e viceversa. Come si dice, a godere sarebbe un terzo incomodo. Ma chi?


Lascia un commento