Scocca la… mezzanotte e la “favola” di Giorgia Meloni, a volte Cenerentola a volte underdog a seconda degli otoliti, sta per finire. La Premier –  esperta equilibrista da anni in bilico su di un filo  –  sembra  sia finita, dopo essersi schiantata sul referendum, su di uno scivolo con il rischio di finire  prima o poi in una vasca d’atterraggio priva d’acqua.

         La Ducetta ha perso determinazione e lucidità e non gliene va bene una. Non che prima fossero tutte rose e fiori, ma quando tutto gira per il verso giusto anche certe defaillances si perdonano. Il guaio è che provengono tutte da quella squadra di governo che Meloni ha difeso per quattro anni a spada tratta. E questo le manda gli otoliti… a mille.

         Da  qualche giorno, dopo anni di latitanza, ha preso a frequentare le conferenze stampa, a parlare con gli “odiati” giornalisti. Quelli che, ai tempi della liaison con Trump, gli consigliava di tenere alla larga, “come io faccio in Italia”.

         Il problema è che la ragazzotta della Garbatella non si sa controllare, è nervosetta, e alla fine… esplode come una pentola a pressione. “Con tutto quello che faccio  per risolvere i problemi degli italiani –  sbotta –  mi chiedete della Minetti?”.

         Comunque, non solo “si concede” alla stampa ma per la prima volta  critica Israele. Oddio, il verbo è un po’ forte. Servirebbe che chiedesse sanzioni anche per i crimini di guerra di Netanyahu, come ha fatto con la Russia che ha invaso l’Ucraina, e appoggiasse l’UE per sospendere l’accordo di libero scambio.

 Ma per questo il “melone” non è ancora… maturo. Dice di non capire l’utilità della Flottilla, quando è chiaro che scopo dell’iniziativa è  quello di richiamare l’attenzione del mondo sui diritti  umani negati a Gaza e in Cisgiordania dove “comandano” i coloni.

         Certo, c’è da capirla. Tutto d’un tratto le sta crollando un mondo. Per esempio a Venezia si sta liquefacendo la tanto desiderata egemonia culturale della Destra con il licenziamento della Venezi e la bufera che ha investito la Biennale.

Per non parlare della crisi energetica che non le dà respiro, il Pil al rallentatore, i 30 mila occupati in meno (fonte Istat), le liti tra Giuli e Salvini sulle Soprintendenze, i rapporti sempre più tesi con Trump.

E, come se non bastasse a farle saltare i nervi, i sondaggi (per quanto possano valere) sul “Campo largo che avrebbe recuperato sulla Destra, compreso il 4 per cento di Vannacci.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. In questo bailamme Giorgia propone un salario giusto. E non minimo, come chiede la Schlein.

Bella ed… importante differenza! Ma nella politica della Destra  è l’aggettivo a fare la differenza!


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