Se non lo avessimo capito, siamo precipitati di colpo in una campagna elettorale ancora non ufficialmente dichiarata. E il motivo è semplice. La legislatura finirà tra un anno e gli italiani, nonostante il record di longevità del governo di Destra, stanno peggio di quando Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi.

         Ma a questo la Premier fa spallucce fidando nel pragmatismo  della sua coalizione di “cani e gatti”  che supera ogni contrasto,  pur di restare “imbullonata” alle poltrone,  e nel “masochismo” delle opposizioni alle quali la lezione di aver perso nel 2022 per essersi presentati divisi non ha insegnato nulla.

         Solo che da un annetto, come competitor sulla destra, è comparso sulla scena quel Vannacci  che sta mandando a mille gli otoliti della Ducetta. E, sorpresa, ad un anno dalle politiche  e con molti italiani che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena,  sembra  aver superato, nei sondaggi,  sia Tajani che Salvini.  Il “vero” responsabile, quest’ultimo,  dell’ingresso in politica  dell’ex generale.

         Il problema è che questo “capo fetecchia”, come ama definirsi, dice le stesse cose che dall’opposizione diceva Meloni e che le hanno permesso di lasciare la Garbatella per trasferirsi a Palazzo Chigi dove, da Presidente del Consiglio, si è sciacquata la bocca ed ha cercato di darsi una “ripulita” non solo con tagli sartoriali impeccabili ma anche nel linguaggio.

Ma grosso modo, essendo la “ricetta”  la stessa, il rischio è di eroderle consensi. Come sembra che stia avvenendo. E allora, alla festa dei giovani del suo Partito,  disco verde alla rincorsa di Vannacci: tetto per gli studenti immigrati nelle classi e niente burqa a scuola. Alcune delle prossime misure che il Governo è intenzionato ad adottare.

         Ma che Meloni fosse nervosa lo si è  capito dal modo con cui ha urlato le  proposte copiate dal manuale dell’ex generale e dal tono sguaiato e ironico  con cui, del tutto fuori luogo, se l’è presa con la segretaria del PD.

         Tra gli argomenti polemici i tagli ai fondi per le università, sostenendo di averli portati al livello più alto, e le aperture ai privati. Secca la replica della segretaria PD per la quale Meloni continua ad avere “problemi con la calcolatrice”:  sulla sanità  ed anche sull’Università”.

         Ma il problema non riguarda le singole misure, dove maggioranza e opposizione se le possono cantare come meglio credono, ma il tono da mercato rionale con il quale la Premier ha tenuto il suo comizio e il modo con cui ha sbeffeggiato l’avversaria. La stessa Schlein che solo pochi giorni prima le aveva inviato una lettera aperta di collaborazione su alcuni temi particolari.

         Niente. Alla Ducetta – che teme il prossimo anno di essere sfrattata non tanto per le opposizioni ma soprattutto per la concorrenza di Vannacci – l’è partita la frizione ed è tornata “pesciarola”.

Altro che underdog e postura…istituzionale. Come si dice, il vestito… non fa il monaco!


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